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Questa installazione d'arte partecipativa, abbinata a un modello di intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale, identifica le emozioni catturando in tempo reale le espressioni del volto del pubblico tramite una telecamera. I dati rilevati trasformano dinamicamente il colore, il movimento e l'intensità delle luci LED interattive installate per illuminare i dipinti astratti, in una ricca varietà di modi.
Piuttosto che limitarsi a identificare una singola emozione primaria, l'IA incorpora sottilmente anche emozioni secondarie, come tracce di sorpresa all'interno di un'espressione di felicità, rendendo possibili combinazioni intriganti e sfumate nelle sequenze luminose. Quando i volti di più spettatori vengono riconosciuti simultaneamente, le emozioni primarie e secondarie di ciascuno si mescolano, generando combinazioni imprevedibili e variegate. Quest'opera è stata realizzata in collaborazione con il Dott. Luca Franceschi (Ph.D.), scienziato di machine learning.
I tre dipinti principali esposti per l'installazione interattiva (Fragments I, II, III) catturano il vorticare delle emozioni in uno stile astratto. Riguarda la sensazione che si prova mentre si vaga e si cerca qualcosa, sospesi e fluttuanti nello spazio. Poi, all'improvviso, ogni forma di emozione travolge ed avvolge lo spettatore, cercando di trascinarlo in qualche luogo tra i frammenti dei suoi ricordi. È come un'ondata di sentimenti che sale dal profondo, come migliaia di petali alla deriva senza una meta, intrecciati, vorticosi, che si attraggono l'un l'altro. È come se ogni frammento di memoria venisse verso di lui, facendolo sentire confuso, desiderandoli, per poi lasciarli andare alla deriva, malinconicamente.











E' una serie di paesaggi emotivi immaginari, ciascuno accompagnato da una propria colonna sonora, suonata con il gayageum, strumento tradizionale coreano a corde, composta ed eseguita dall'artista.
Questa serie ripercorre l'esperienza confusa e inquietante del diventare, col tempo, una persona diversa. Nasce da una vita vissuta tra luoghi e culture diverse, dove l'appartenenza è sempre parziale e il senso di casa si dilata, si offusca e talvolta scivola via.
Ogni dipinto coglie la sensazione di trovarsi sul confine tra due spazi, assorbendo l'influenza travolgente di un nuovo ambiente mentre cresce la distanza dalla propria terra d'origine. Momenti di confusione, un continuo adattamento e la sensazione di non appartenere mai del tutto a nessuno dei due lati si condensano in questi paesaggi interiori. Quando la domanda 'qual è la versione più vera di me stessa?' continua a tornare, la certezza dell'identità si offusca, il sé si sente instabile e teso al limite, e le emozioni e i ricordi scossi da aspettative e significati diversi appaiono infine come 'Innerscape'.
Le melodie del gayageum intensificano l'emozione dell'artista nel ritrovarsi in un punto d'incontro tra culture diverse. Queste colonne sonore trasformano dipinti piatti in un'esperienza multisensoriale, fondendo suono e colore in un unico stato emotivo. Questo permette allo spettatore di fare più che guardare il paesaggio: di sentirne il ritmo, la tensione e i sottili mutamenti interiori, come se attraversasse la sua memoria.




E' la prima serie a catturare il metodo di lavoro dell'artista, che prevede un'interazione tra spontaneità e controllo.
Uno schizzo che mostrava oggetti sospesi in uno spazio nebbioso e onirico ha richiamato alla mente i santi in ascesa nelle opere degli antichi maestri, diventando un motivo ricorrente nei suoi lavori. Le loro composizioni dinamiche, le atmosfere fantastiche, gli stili eleganti e i rapporti equilibrati tra le figure influenzano la sua arte.
L'artista possiede un desiderio istintivo di controllo, pur desiderando talvolta un approccio più spontaneo alla vita. Questa dualità si riflette nel processo creativo. Le linee si formano libere, pennellate inconsce che si condensano gradualmente in forme riconoscibili. Attraverso la modellazione intenzionale di queste figure, il processo attraversa momenti inattesi di creazione. Gli oggetti che fluttuano nella composizione, resi in tonalità scure o intense con pennellate dinamiche e movimento fluido, evocano un senso di movimento e vitalità. Al contrario, colori chiari e sereni e texture morbide creano un'atmosfera statica e nebbiosa che bilancia questo dinamismo.








E' un ritratto dell'artista costruito attraverso il movimento, che mantiene le emozioni del momento così come sono arrivate, ancor prima di darle forma. L'esperimento è nato come un movimento improvviso nel suo studio di Berlino, che è cresciuto poi in un rifiuto silenzioso di un'identità fissa, di strutture e aspettative sociali. L'opera è una dichiarazione istintiva, un rito in cui l'artista si lascia andare completamente attraverso il ritmo, la memoria e il sentimento.









Collage I di 9 'Dance' — 80 x 57 cm, Olio e acrilico su carta, 2024
Davanti a una fotocamera azionata a distanza, cattura momenti in cui si muoveva liberamente, per lo più sulle note di canzoni malinconiche, con qualche brano più allegro qua e là, raccogliendo oltre 400 fotografie. Questo metodo pone l'artista al di fuori dello sguardo altrui, concentrata sull'istante: ciò che conta non è più il suo aspetto, ma ciò che prova. Niente trucco, costume, o messe in scena, l'artista vuole far emergere una presenza onesta di sé: quella di una donna, di una coreana, di un'artista che si fa strada attraverso la complessità di vivere in un paese straniero. Alla fine, è un atto in cui il corpo deve essere scosso avanti e indietro per riuscire a trattenere stretta un'anima.
Qui, la scelta della nudità, non intende semplicemente simboleggiare la libertà in senso occidentale. È un atto di esposizione che permette all'emozione di rivelarsi pienamente, un incontro diretto con l'imbarazzo e la fragilità che il denudarsi comporta. Questo vale in particolare per un'artista cresciuta in Corea, dove la nudità non è ampiamente riconosciuta come un mezzo comune di espressione di sé, e per questo la scelta assume un significato ancora più singolare.









Collage II di 9 'Dance' — 80 x 57 cm, Olio e acrilico su carta, 2024
L'opera racchiude insieme sia la libertà e la carica creativa di Berlino, sia il grigio paesaggio che vi si cela sotto, la solitudine, i momenti di alienazione. Qui, la danza è al tempo stesso il modo in cui l'artista si rivela e un linguaggio attraverso cui esprime il territorio emotivo della città. A Berlino si incontrano insieme libertà, solitudine, fragilità e un senso di impotenza. Vivere in un paese straniero significa tradurre continuamente se stessi, senza fine. Mentre la donna che era un tempo si affievolisce nel tempo, 'Dance (Hani-mation)' tende una mano verso di lei, in silenzio, per ricordarla e ritrovarla.
nasce dalla passione dell'artista per la musica di Frédéric Chopin, con l'intento di esprimerne le melodie attraverso l'arte visiva. Abbandonandosi completamente quando la musica la travolge di emozione, l'artista mantiene ogni gesto totalmente istintivo. Senza guardare la superficie, il pennello scorre naturalmente sulla carta bagnata con inchiostro acrilico.
A volte l'attenzione si restringe a un singolo passaggio, catturandone lo spirito puro in un solo istante. Altre volte, un intero brano musicale diventa l'intera opera. Un unico notturno di Chopin si ripete in sottofondo durante il lavoro, permettendo a nuove pennellate di rispondere e sovrapporsi a quelle precedenti. Ogni nuovo ascolto suscita una sensazione diversa, lasciando sulla carta una stratificazione fisica di emozione.
Questo corpo di opere mostra esattamente come il legame dell'artista con la musica classica diventi un metodo concreto di fare arte. Questa linea diretta dal suono alla creazione artistica sta confluendo nel progetto 'AfterThoughts', dove arte visiva e musica si incontrano per esprimere idee filosofiche.






Untitled — 36 x 48 cm ciascuno, Pastello a olio, inchiostro acrilico su carta 310 g/m², 2025



Untitled — 36 x 48 cm ciascuno, Inchiostro acrilico su carta 310 g/m², 2025






Untitled — 36 x 48 cm ciascuno, Inchiostro acrilico su carta 310g/m², 2024
Guardando le luci della città dal finestrino dell'aereo, l'artista si è sorpresa a pensare che il mondo è interamente intessuto di una vasta rete di relazioni. Alcuni legami nascono da un vincolo sincero, altri dal peso dell'obbligo. In quello spazio, il confine tra ciò che si sceglie liberamente e ciò che si mantiene per necessità si offusca spesso. I legami umani sono di una bellezza splendente, eppure a volte possono gravare pesantemente sulla mente.
Lasciando che sia l'istinto a guidare le sue mani, muove il pennello sulla carta bagnata, oscillando tra spontaneità e controllo. Ogni volta che l'inchiostro si infiltra nella superficie, le macchie e i punti generano imprevedibilità, e proprio da quel momento trova le forme intenzionali che possono sbocciare solo lì. Linee che si estendono spesse e sottili, a volte tremanti e taglienti, diventano i confini delicati e sfumati dei nostri legami, mostrando l'intricata complessità delle relazioni umane. Proprio come le sfaccettature della vita plasmate dall'incontro tra intenzione e caso, desidera catturare sulla tela la duplice natura di questi legami, la coesistenza della loro bellezza e del loro peso.




Domande come 'Che cos'è la vita e come si dovrebbe vivere?', 'Che tipo di essere sono io, con quali pensieri e preoccupazioni?' e 'Come dovrei guardare al mondo che mi circonda?' si sono fatte sentire più vicine che mai all'artista. Sente un desiderio di profondità di pensiero e un'incertezza nell'atteggiamento verso la vita reale. Dire che non è mai appartenuta al tipo di persona che legge libri permette di spiegare meglio il suo comportamento attuale.
『Sulla libertà』 di John Stuart Mill, che ha iniziato a leggere lo scorso dicembre, stava rendendo più nitide le domande che affioravano vagamente nella sua mente. Le riflessioni di questo libro, pubblicato nel 1859, sull'individualità e la libertà, sulla varietà delle circostanze e lo sviluppo individuale, e sul monito contro la tirannia della maggioranza, hanno suscitato in lei una reazione interiore intensa.
Anche se oggi possono sembrare verità scontate, era come se pugni chiusi colpissero ripetutamente la società in cui aveva vissuto, l'ambiente in cui aveva vissuto, i pensieri con cui aveva vissuto. È nata in lei una curiosità per le domande e la riflessione filosofica. Ha letto, uno dopo l'altro, La consolazione della filosofia di Boezio, i Colloqui con se stesso di Marco Aurelio e lo Zhuangzi, e l'elenco dei libri che desiderava leggere cresceva di giorno in giorno.
Le emozioni suscitate da questi passi l'hanno spinta con passione verso la visualizzazione astratta e la composizione musicale. 『Sulla libertà』 è per lei il primo punto d'incontro tra arte e filosofia. Questo processo di guardare con coraggio dentro un messaggio filosofico, rifletterci e discuterne diventerà non solo un soggetto artistico, ma un materiale importante che darà nuovo colore alla sua vita.























Hani Kim è un'artista visiva e sonora di base a Berlino. Negli ultimi 13 anni la sua vita è passata da Seoul, Berna, Milano e Londra, prima della sua città attuale. Questo percorso ha ampliato la sua prospettiva, ma le ha anche lasciato una dissonanza culturale, nata dall'attrito tra modi di pensare orientali e occidentali. Il suo lavoro esplora stati emotivi legati all'identità, alla condizione di "in-betweenness" culturale, alla memoria e ai cambiamenti psicologici.
La sua pratica è definita da un equilibrio tra istinto e controllo. I suoi dipinti nascono da gesti spontanei e grezzi che catturano emozioni fugaci e impressioni inconsce, per poi lasciare spazio a un momento di distacco in cui rifinisce la composizione e l'atmosfera generale. È un processo che si muove continuamente tra spontaneità e controllo, tra emozione inconscia e azione intenzionale.
Da quando, lo scorso dicembre, ha letto 『Sulla libertà』(1859) di John Stuart Mill, il suo lavoro si è spinto oltre l'esplorazione degli stati emotivi, aprendosi a un vero e proprio interrogarsi filosofico. Le riflessioni di Mill su individualità, libertà e tirannia della maggioranza l'hanno spinta a interrogarsi a fondo sugli ambienti, le società e i modi di pensare che ha vissuto, riportando alla luce domande che si portava dentro da tempo ma che non aveva mai affrontato davvero: Cosa significa vivere? Con quali pensieri e preoccupazioni esisto come essere? Come dovrei vedere il mondo intorno a me? Da lì sono arrivate altre letture filosofiche, Boezio, Marco Aurelio, Zhuangzi. Questi messaggi filosofici, proprio come i cambiamenti psicologici o la memoria, sono diventati un solido punto d'appoggio per la risonanza artistica che cerca.
Il progetto in corso 'SopraPensiero' traduce questi spunti filosofici in forma visiva e sonora, a partire dalla sua prima serie, 'Dopo la libertà'. Una parte del pensiero di Mill ha già preso forma in un brano per pianoforte (titolo provvisorio: Individual Freedom Suppressed by Society), costruito su melodie cariche di emozione e accordi dissonanti. In futuro, l'intenzione è continuare a intrecciare questioni filosofiche ed espressione artistica attraverso pittura, musica, installazioni e combinando altri media.

Hani Kim / 김하늬 (Corea del Sud) — vive a Berlino